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L'arte del filare doveva essere conosciuta fin dai tempi più remoti. Dal '300 gli sfilati e i merletti hanno impreziosito i capi del corredo e la biancheria delle fanciulle siciliane. Gli inventari dotali rivelano appieno la bellezza e la ricchezza della biancheria isolana, raccontando la storia di questi intrecci preziosi che fanno di un semplice filo di seta o di cotone, d'oro o d'argento, un ricamo inimitabile o una impalpabile trina. Le lenzuola di tela, le coperte di vario colore e tipo, i guanciali, le tovaglie e le cortine delle alcove sono decorate finemente con ricami in oro e in seta, che raffigurano piccoli animali molto stilizzati, reminiscenza di antichi motivi medievali di origine aristocratica. Degni di nota: le piccole, preziose frange e i "macramé", che ornano tovagliette e asciugamani, e i lavori a "tela tirata", a "fili tirati", a "punto tagliato" e a "reticello", che costituiscono le diverse gradazioni e varietà degli sfilati siciliani. Una produzione artigianale che costituisce un patrimonio del passato e del presente.

Testo antico di Giuseppe Pitrè, Palermo 1910

Sfilato siciliano e filet
Lo "sfilato siciliano e filet" sono due delle piu' note manifatture del ricamo siciliano.
Lo sfilato siciliano risale alla fine del 14° secolo nella Sicilia orientale. Il Filet nasce in Francia e da li passando per l'Europa arriva in Sicilia.
In verità, sia lo sfilato Siciliano che il Filet, nel '500 ebbero parecchio successo presso i Signori in Italia ed in Francia, ma tali manifatture furono molto apprezzate pure dal Clero che le impiega tutt'ora per ornamenti sacri.
Insomma, sia lo Sfilato che il Filet sono ormai da tempo entrati a far parte del più pregiato corredo e arredo che si tramanda di generazione in generazione.

La tecnica
Lo sfilato siciliano viene eseguito solamente su tela di lino  e con filo pregiato.
Il filet si esegue lavorando prima una rete a nodi detta alla "pescatora" operando successivamente su questa a telaio, fornendo il disegno voluto

 

Lo sfilato è il merletto tipico della Sicilia che imita la rete e si esegue su tela fine, è caratteristica della realtà ragusana
I disegni che se ne ricavano sono infiniti, a fiori, geometrici, allegorici per decorare biancheria, tovaglie sacre, servizi da tavola. Abbiamo tre tipi di sfilato: il Quattrocento, il Cinquecento e il Settecento.
La tecnica dello sfilato consiste nello sfilare tre o quattro fili della tela, sia nel senso dell'ordito che in quello della trama e di ricoprire a cordoncino i fili rimasti in modo da formare un reticolato che fa da cornice ad un disegno.
Lo sfilato siciliano va fatto su tessuti a trama molto regolare.
Si può lavorare a mano, ma è preferibile mettere il lavoro al telaio.

 

La stoffa usata più comunemente è di puro lino, perché l'ordito si presta ad essere sfilato con meno difficoltà, oppure si può scegliere la stoffa di misto lino.
Il materiale occorrente, oltre al tessuto, è composto da: aghi sottili da ricamo, ditale, filo di cotone, forbicine molto affilate, telaio in legno o altro materiale.
Lo sfilato siciliano consta, per la difficoltà della tecnica, di diverse fasi di lavorazione, che hanno una o più figure professionali, a seconda dell'abilità della ricamatrice: la disegnatrice; la sfilatrice; la ricamatrice; la stiratrice.

La prima produzione degli sfilati siciliani risale e si colloca tra il mille ed il millecento.
Fu sotto la dominazione araba che si diffuse l'arte del ricamo, e dello sfilato in particolar modo, trovando terreno fertile nella particolare situazione delle donne siciliane di allora, relegate in casa, senza apertura verso lo studio o verso attività professionali.

La loro cultura era limitata ed esse, nella pace del convento, apprendono l'uso dell'ago per l'utilità della casa e vengono iniziate da preparatissime suore, all'arte del ricamo, dove eccellono per abilità ed intelligenza creativa.
Le prime scuole di questi ricami sorsero a Palermo ed a Ragusa soltanto dopo la guerra del 1915/1918.
L'organizzazione è quella tipica del lavoro a domicilio.
Nel passato, alcune donne più intraprendenti si organizzarono come "imprese" distribuendo alle ricamatrici la stoffa ed il materiale, perché ognuna di esse, nell'ambito della propria casa, si dedicasse a questo lavoro nei ritagli di tempo.
Ecco, dunque, sorgere le categorie della ricamatrice, della sfilatrice, ecc.        

L'imprenditrice raccoglieva questo lavoro e si incaricava essa stessa di venderlo o in casa propria o attraverso i negozianti.

 

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Associazioni e Scuole

Amorini G&C snc a Ragusa

Ars Antiqua Isnello Palermo

Coop. Ma.Gi.Co. Ricami

Onlus Mani d’Oro Solarino Siracusa

ISPRO Comiso Ragusa

Scuola regionale dello sfilato di Chiaramente Gulfi Ragusa

Scuola RicamArte Cefalù Palermo

 

Musei

Museo dello sfilato siciliano Chiaramente Gulfi Ragusa

Museo permanente di Pizzi e Ricami Artistici Solarino Siracusa

 

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Fonte

Associazione Italiana Città dei Merletti e Ricami e Tessuti d’Arte

http://www.merlettiericami.it/vetrina.htm

 

 

 

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