La ceramica a Erice, Sciacca e Burgio

L'ARTE DELLA CERAMICA AD ERICE I reperti archeologici, conservati nel Museo di Erice, mitica cittadina sacra a Venere, danno un'inconfutabile testimonianza che sin dai secoli precedenti la venuta di Cristo, si producevano ad Erice ceramiche con argilla sabbia e sale che pur conservando la destinazione di oggetti per l'uso quotidiano, raggiungevano un buon livello di qualità artistica. La prima documentazione scritta si trova nei registri notarili, che parlano di una produzione di ceramica invetriata già nel 1280, la prima in tutta la Sicilia. Le Pandette di Trapani, una raccolta di leggi fatta dal Notaio Giovanni Majorana, databili prima del 1309, riportano una tassa sulla produzione dei "quartari ericini" chiamata "de operibus stagnatis". Tale produzione fiorisce fino alla tremenda pestilenza del 1347 che sterminò i ceti più poveri della popolazione ericina e trapanese. Venne ripresa soltanto quando, più di un secolo dopo, Cosimo de Medici promosse uno scambio culturale tra i corallai trapanesi ed i ceramisti fiorentini. Successivamente a questo evento ad Erice la lavorazione della ceramica venne ripresa con rinnovato vigore ed impegno. Oggi per le originali caratteristiche delle decorazioni, delle forme e dei particolari contrasti cromatici che si rifanno, sia alle ceramiche monocromatiche del 1200 sia a quelle policrome del Seicento, l'Arte della ceramica ad Erice si contraddistingue dal resto della produzione artigianale nazionale ed internazionale e non potevano di certo mancare nella prestigiosa selezione delle più belle e raffinate ceramiche di tutta la Sicilia proposte dalla SaporARTE per il piacere della vista e per l'arricchimento della cultura di chi ama questa Terra.
L'ARTE DELLA CERAMICA A SCIACCA Diverse testimonianze, rinvenimenti e documenti provano che l'Arte della ceramica di Sciacca, oggi apprezzata in Italia ed all'estero, anticamente rappresentava una delle attività economiche più importanti. Ritrovamenti molto importanti dimostrano che quest'Arte ebbe inizio intorno al X sec. d.C. precisamente durante il periodo che venne introdotto l'uso della "rota da vasaio" e la "cannata" con lo stemma di Casa Incisa in Sciacca che si trova nel "Museo della Ceramica" di Caltagirone, molto presumibilmente risale al 1283 - 1303. Gli "stagnari", cosi venivano chiamati i Maestri maiolicari, nel XVI sec. d.C. seppero elevare la ceramica ad autentica espressione d'arte ed a confermarlo sono alcuni mattoni che si trovano presso il "Victoria Albert Museum" di Londra che furono utilizzati per decorare il Duomo di Monreale. Recentemente a Sciacca sono venuti alla luce antichi forni che servivano a cuocere lo smalto e diversi cocci maiolicati che hanno fatto capire il grado di pregevolezza dei manufatti che producevano dalla mettá del XV sec. d.C. alla fine del XVII sec. d.C. i maestri Nicola Lo Xutu, Antonio Scoma, Pietro Francavilla, Silvio e Sebastiano Piparo, i fratelli Lo Boj ed altri. Questa attività non conobbe periodi di crisi neppure quando le botteghe di Palermo, Caltagirone e Burgio subirono un grande calo di produzione fino al 1630. Ultimamente le ceramiche di Sciacca hanno ottenuto l'ambito marchio D.O.C. vista la qualità dei manufatti che sono da considerare patrimonio storico culturale. La SaporARTE, nel suo progetto di divulgazione culturale, ha selezionato il meglio della produzione di questa Città, famosa anche per le sue terme, dove ogni manufatto si trasforma in opera d'arte.
ARTE DELLA CERAMICA A BURGIO
Già nel 1400 a Burgio si sfruttavano le cave di creta e l'uso della terracotta era per lo più orientato verso i laterizi ed il materiale da costruzione. Si costruivano tegole, mattoni stagnati vasi.
Recenti rinvenimenti di manufatti artistici in terracotta nel territorio di Burgio ha spinto gli studiosi ad ipotizzare una significativa produzione già nel 1500. E', in particolare, Antonello Governale a sostenere che i frammenti fittili ritrovati siano testimonianza di una importante produzione di materiale smaltato di una certa qualità nel periodo precedente al XVI secolo. I reperti, molti dei quali provengono da collezioni private inedite, testimoniano la scelta iniziale di colori fondamentali (blu cobalto, giallo ferraccia, verde ramina, bianco stannifero) per ornare i manufatti disegnando ornati vegetali e, talora, ritratti maschili o femminili di profilo. Questi, e in particolari i manufatti fittili (cioè di terracotta), venivano esportati nei centri vicini : Giuliana, Chiusa, Bisaquino, Ribera e Sambuca. Grazie a questi scambi molti artisti rinomati, come i Ferrero di Giuliana, realizzarono proprie opere a Burgio. E, infatti, nel 1564 alcuni abitanti di Caltagirone, venuti a Burgio per vendere i loro manufatti in ceramica, cominciano ad insediarsi in questo territorio fino a costituire qui una propria colonia. La notizia che Burgio era una cittadina ideale per impiantare botteghe per la ricchezza delle materie prime reperibili in loco fu dapprima portata da alcuni maestri cordai che da Caltagirone vennero qui a vendere le corde per l'allevamento degli animali. Il trasferimento favorì, così, la nascita degli impianti degli stazzoni (botteghe) e dei forni. I primi prodotti di questo artigianato furono le tegole, realizzate inizialmente senza l'uso dei forni. Da questa attività e da quella della ceramica, derivarono molte entrate economiche ed il commercio si diffuse fino a zone molto lontane da Burgio.
Tra i primi maestri caltagironesi che si trasferirono a Burgio si ricorda Matteo Maurici, già presente nel 1590, ed ancora Antonio Merlo e suo figlio Giacomo, Giovanni e Nicola Maurici. Quest'ultimo, addirittura, decise di vendere tutto a Caltagirone per trasferirsi a Burgio nel 1597 e qui iniziò, tra le altre cose, l'usanza di acquistare vasi in terracotta dai quartarari per poi smaltarli, dipingerli e venderli altrove, con l'aiuto di alcuni dipendenti tra cui un mulattiere.
L'acqua, materia prima per la produzione della ceramica, era un bene prezioso così, per evitare scontri e tensioni, nel 1600 tra il Marchese di Giuliana ed il Signore ei Burgio - Lorenzo Gioeni Cardona, venne firmato un patto per la cessione del diritto all'acqua ai vai abitanti della zona del fiume Garella; tra questi figuravano numerosi figuli (vasai) e ceramisti.
Le produzioni erano specializzate nella fabbricazione di utensili da cucina : burnie (barattoli), colapasta, vasi.
La ricchezza di Burgio, inoltre, fu anche quella di avere Sciacca come porto vicino dal quale far partire, via mare, le proprie merci. I rapporti commerciali, quindi, incentivarono anche quelli culturali e, naturalmente, i matrimoni.
La ricchezza economica del tempo è testimoniata anche dalla bellezza e maestosità dei palazzi nobili di cui Burgio è ricca.
Fiorenti erano i rapporti affaristici con i mercanti genovesi dai quali i figuli ricevevano piombo, cobalto e stagno, indispensabili per la lavorazione della ceramica. Il commercio di Burgio verso le coste liguri era prevalentemente legato al frumento siciliano. Per questo motivo, nella seconda metà del XVI secolo, figuli liguri (di Albissola, soprattutto) si trasferirono a Burgio, ricco centro ormai della ceramica e zona ricchissima di argilla.
Gli spazi economici c'erano, poiché i locali non erano in grado di copiare il fabbisogno del mercato della provincia di Agrigento. A testimonianza di ciò, i numerosi matrimoni tra liguri e donne del luogo.
E' possibile ipotizzare che la produzione della maiolica a Burgio fosse presente già prima del XVI secolo e che il trasferimento successivo dei figuli di Caltagirone a Burgio diede semplicemente slancio all'attività antica. Le influenze, quindi, furono reciproche e numerosi divennero gli scambi anche con operatori di Sciacca, Palermo e zone del genovese.
I manufatti più richiesti erano le quartare, colorite dello stagno di Burgio, uniche in tutta la Sicilia.
Le influenze dei figuli di Caltagirone furono evidenti nelle figure rappresentate nei manufatti : figure rinascimentali che rappresentano ritratti di ispirazione cortese e cavalleresca. Espressione artistica e culturale si fondono : in Sicilia era pure fiorente la cultura cavalleresca presente nel resto d'Italia che qui trovò manifestazione anche nella rappresentazione iconica di personaggi storici antichi (Annibale, Claudio, Lucrezia)
Dal XVII secolo le decorazioni si arricchirono di motivi devozionali : santi, martiri.
Burgio era un centro fiorente dal punto di vista religioso e nel XVII secolo erano presenti nel territorio diverse confraternite e conventi di ordini religiosi maschili e femminili. In questi i manufatti fittili erano di ornamento e decoro, come pure nell'ospedale (tenuto dalla Compagnia della Misericordia o del Purgatorio) e nelle farmacie conventuali.
La presenza dei maestri di Caltagirone a Burgio fu significativa anche per la formazione che diedero a molti allievi che dagli esperti lavoranti, come Francesco Gangarella, impararono tecniche di lavorazione e di preparazione di smalti e colori. Tra i maestri burgitani più importanti si ricorda Nicolò Lo Cascio Maramia il quale, spesso, lasciava la propria sigla sui vasi prodotti consentendone, oggi, la datazione nella seconda metà del XVII secolo. Un discorso a parte meritano i mattoni di Burgio, opere sorprendenti di fattura sempre più raffinata, a partire dalla seconda metà del XVII secolo. I colori sono quelli tipici dei decori locali : la quadricromia del giallo paglierino, verde ramina, bruno manganese e bianco stannifero. Le forme sono geometriche con intrecci di disegni che richiamano elementi naturali (fitoformi) fino alle decorazioni "a spugnato" (cioè con l'uso di pezzetti di spugna). I mattoni di Burgio servivano come decorazioni non soltanto per pavimenti, ma anche per rivestire le cuspidi dei campanili. Testimonianze di questa produzione i ritrovano, ancora oggi, sui campanili di molte chiese della Sicilia ed anche nei palazzi nobiliari e nelle case private.
Il declino di questa attività fu principalmente dovuto alla concorrenza di Napoli e Vietri sul mare a partire dal XIX secolo.
Fonte Comune di Bugio sito ufficiale
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