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Il merletto, il ricamo e le trine

Il merletto, il ricamo e le trine sono un'arte dolce armoniosa, che esprime i momenti della storia del costume e soprattutto è espressione di sentimento e sensibilità di un lavoro femminile. E parlano di favole, di bellissime damine o principesse chiuse nei loro castelli alla luce di qualche raggio che a fatica penetra nelle piccole finestre del castello, di luce tremula di qualche candela, davanti alla quale delicate mani fanno spuntare su tele bianche come per magia rami fioriti, farfalle posate su petali di un fiore, uccellini in volo verso l' ignoto... e dalla sensibilità di questi animi romantici del passato è nata la meravigliosa arte del ricamo, che in particolare era il passatempo preferito anche dalle nobili dame del 500. Da allora tanti e tanti anni hanno cambiato usi e costumi, ma quello di un lontano passato è tornato, non è tramontato ma è stato tramandato di generazione in generazione, il ricamo, il merletto e le trine così delicati e belli, oggi ci guardano da bellissime vetrine che donne nelle quali ancora come un tempo è rimasta la passione e l'amore per un arte che ha una lunga storia, per un arte di tanta bellezza li fanno rivivere in diverse città e piccoli centri d' Italia.
Nel passato era la "dote" che faceva nascere l'arte del ricamo dei merletti e delle trine, questa biancheria sia personale che per la casa, veniva confezionata dalle madri che poi la donano in dote alle figlie quando si sposano. Però non solo le madri ma anche le figlie fino da adoloscenti lavoravano al tombolo e si preparavano la loro biancheria per la dote. Invece nelle famiglie ricche si faceva preparare la dote da altre merlettaie e cosi questa arte del ricamo ha dato vita a una attività artigianale. Vengono cosi confezionati della bellissima biancheria intima come camicie da notte, abbellita da ricami, con iniziali, lavori a chiacchierino e pizzi o sfilato siciliano, poi federe per cuscini, lenzuola e sbote per i letti stile rinascimento. Come anche asiugamani con inserti di pizzo, oppure fatti a punto antico con le frange (frinze) poi centrini in tante forme e ricami diversi molto belli e anche tende ornate all'uncinetto o a punto ago, per rendere la casa più bella. Ma oltre questo si tessevano anche coperte che venivano chiamate "cutri" e tovaglie "trubbeli" come anche tutti i tessuti che si usavano per realizzare i corredi, ma oltre a questi tessuti che servivano per il corredo, venivano fatte anche le "frazzate" e tappeti, che venivano realizzati con il riciclaggio di vecchi indumenti che si tagliavano a striscie in modo che diventavano dei lunghi nastri e poi si avvolgevano su una spoletta unindo i colori più diversi e tessendoli che poi formavano righe, specchi e altri disegni. Nell'insieme non esiste un tipo di ricamo che sia superiore sugli altri, ma è una lavorazione assortita di ricami e di trine, tradizione del passato ma arte ed artigianato del presente siciliano.
Lo sfilato è il merletto tipico della Sicilia, che viene eseguito su tela fine e imita la rete, che si può definire una specie di ricamo a traforo quasi simile al punto a giorno, che si ottiene sfilando dalla stoffa di seta, cotone o lino, una parte dei fili riunendo e annodando quelli rimasti in modo che si formino dei disegni pieni e dei vuoti, poi disegni geometrici o di figure. Che nel medioevo venivano chiamati "opus tiratum" e che dopo è stato modificato in tante versioni, lo sfilato rappresenta una vera e propria tecnica di passaggio alla trina. Infiniti sono i disegni che si possono fare allegorici per decorare biancheria, dalle tovaglie sacre a servizi da tavola. Vi sono tre tipi di sfilato: il quattrocento il cinquecento, e il seicento. Lo sfilato siciliano si può anche lavorare a mano ma è preferibile lavorarlo al telaio e si usano tessuti a trama molto regolare. La stoffa più comunemente usata è il puro lino, perchè l'ordito si sfila con meno difficoltà, oppure si può anche scegliere il tessuto di misto lino, inoltre ci vuole un telaio in legno o anche altro materiale, cotone, sottili aghi da ricamo, forbicine molto affilate e un ditale.
Per la difficoltà della lavorazione lo sfilato siciliano si divide in diverse fasi di lavorazione che hanno una o più figure professionali, secondo la bravura della disegnatrice, sfilatrice, ricamatrice, e la stiratrice. Molto belli sono anche i cestini realizzati all'uncinetto e lavorati a mano, fatti in varie misure da poter usare come, portapane, oppure porta dolci, per biscotti, caramelle e cioccolatini. Oggi il laboratorio che lavora già da diversi anni creando disegni e manufatti da esperte ricamatrici ha una produzione vasta di lenzuola, tovaglie, tende, asciugamani, decorazioni per la casa e per l'abigliamento come anche veli da sposa.
Anche in Sicilia come in tutta Italia si ama molto il ricamo, che fu introdotto dai Bizzantini e fu molto stimato dagli arabi e anche una delle grandi attività degli Opifici del Palazzo di Palermo. La prima produzione degli sfilati siciliani risale tra il mille e millecento. Fu sotto il dominio arabo che si diffuse l'arte del ricamo e soprattutto lo sfilato trovando terreno fertile nella particolare situazione delle donne siciliane di allora, costrette in casa senza apertura verso lo studio o attività professionali. Vi furono nel passato delle donne più intraprendenti che organizzavano come delle "imprese" distribuendo alle ricamatrici il tessuto e il materiale necessario, così anche stando nella propria casa ognuna poteva dedicarsi nel tempo libero a questo lavoro e così è sorta la categoria delle sfilatrici, ricamatrici,disegnatrici e stiratrici. Poi l'imprenditrice raccoglieva il lavoro fatto e si incaricava di venderlo in casa propria o attraverso i negozianti incassando notevoli guadagni. L'organizzazione è quella tipica del lavoro a domicilio. Nel dopoguerra del 1915-1918 a Palermo e a Ragusa nacquero le prime scuole dei ricami. Le donne siciliane abituate a frequentare i conventi dove delle preparatissime suore insegnarono loro l'arte del ricamo ora avevano la possibilità di frequentare delle vere scuole.
Il ricamo in breve fu conosciuto in tutta la Sicilia e venne lavorato in tutti i modi da preziosi ricami con fili d'oro, coralli e perle per il vestiario principesco e della chiesa, per gli adobbi sacri, le vesti liturgiche etc. però come anche per stendardi e anche all'abigliamento del popolo e per la biancheria di casa e anche per la dote. Uguale è la storia del merletto, anche lui di provenienza orientale viene usato in Sicilia molto prima che sul resto d' Italia e d' Europa e progredita per mezzo del ricamo "sfilato" che la Sicilia adottò forse già prima del XIV secolo con grandi risultati artistici, tanto da fare una tradizione propria e mai stata abbandonata fino ad oggi, insieme al filet, dalle trine annodate a macramè e da abili mani dalle quali nascono trine di fili e ricami di sfilato siciliano cinquecento, settecento e quattrocento sono tutti lavori che vengono eseguiti su tessuti selezionati.
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