Secondo le valutazioni effettuate dall’Istituto Tagliacarne, nel 2006 il prodotto interno lordo della Sicilia ha raggiunto gli 83.425 milioni di euro registrando un incremento monetario di poco inferiore al 4 per cento. Al netto della componente inflazionistica, il tasso di sviluppo in termini reali dell’economia regionale dovrebbe essere risultato non lontano dell’aumento realizzato a livello nazionale (+1,9 per cento rispetto al 2005). Settorialmente e sempre con riferimento ai dati a prezzi correnti, il valore aggiunto ha accusato una flessione nel ramo dell’agricoltura e aumenti nei restanti rami di produzione di beni e nelle attività dei servizi. Il contributo offerto dai servizi pubblici e privati alla formazione del prodotto si è mantenuto particolarmente elevato, raggiungendo una quota del 78,9 per cento nettamente superiore al dato medio nazionale (71,4 per cento). A fronte, ha conservato un ruolo relativamente modesto il valore aggiunto dell’industria in senso stretto, con una quota del 10,7 per cento contro il 20,5 per cento segnalato per l’apparato industriale dell’Italia in complesso. Il prodotto interno lordo per abitante – considerato l’indicatore di eccellenza della capacità produttiva unitaria del territorio – si è aggirato nel 2006 attorno a 16.628 euro con un divario sfavorevole del 33,6 per cento rispetto all’Italia (25.032 euro). Nel confronti con l’anno precedente, il PIL pro capite è aumentato del 3,8 per cento (605 euro in più), mentre rispetto al 2002 l’aumento è stato del 13,4 per cento, corrispondente a 1.966 euro. L’articolazione dei dati a livello sub regionale, ha confermato al vertice della graduatoria decrescente la provincia di Siracusa con 20.167 euro a testa (+21,3 per cento rispetto alla media siciliana), e in coda la provincia di Agrigento, con 14.467 euro per abitante e un differenziale negativo del 13 per cento sul valore medio regionale. Si sono posizionate su livelli superiori al dato medio dell’Isola le province di Siracusa, Trapani, Messina e Ragusa. Una analisi molto più approfondita della struttura e della dinamica di fondo dell’economia regionale può essere delineata dalle serie storiche ISTAT terminanti al 2005. Le valutazioni a prezzi costanti evidenziano, in particolare, la fase di ristagno attraversata dall’economia siciliana nell’ultimo quadriennio, documentata da un tasso di crescita del prodotto appena pari allo 0,3 per cento annuo, in linea con il ciclo involutivo dell’economia italiana (+0,4 per cento).
La Sicilia ha una popolazione di circa 5,016 milioni di abitanti distribuiti su una superficie totale di 25.703 kmq ( prima regione italiana per superficie) e con una densità abitativa pari a 195,19 abitanti per kmq, dato che risulta di pochissimo inferiore alla media nazionale (settimo valore nazionale) visto che un quinto del territorio è montuoso mentre la maggior parte è collinare. Solo il 64,53% della popolazione risiede in comuni con più di 20.000 abitanti, dato al di sopra della media nazionale di circa 11 punti percentuali. Per quanto riguarda la composizione della popolazione la classe di popolazione con più di 64 anni risulta essere meno popolosa rispetto al dato medio nazionale mentre la classe dei giovanissimi risulta superiore alla media nazionale di poco meno di due punti percentuali. Infatti a sostegno di questi dati abbiamo anche il tasso di vecchiaia che risulta essere pari a 113,97 contro il 141,71 nazionale. Il saldo demografico risulta negativo e la speranza di vita della regione Sicilia rispecchia l'andamento nazionale discostandosi solo di qualche decimo. La presenza degli stranieri ammonta a 78.242 in termini assoluti ( in aumento di quadi 4.000 unità), mentre a 1.559 se rapportati ogni 100.000 abitanti dei quali il 84,19 è extracomunitario con regolare permesso. Al 31.12.2006 le imprese attive della Sicilia risultano essere 395.144, circa il 7,6% del totale delle imprese nazionali; i settori maggiormente presenti sono: commercio (32,56%), agricoltura (27,26%), costruzioni (11,12%) che infatti assorbono la maggior parte delle attività imprenditoriali locali. Il dato concernente l'incidenza delle imprese artigiane invece (21,66%) è inferiore al dato nazionale di circa sette punti percentuali, posizionando la regione al penultimo posto della relativa graduatoria. Il ritmo di crescita del numero delle imprese non risulta essere particolarmente sostenuto, infatti il tasso di evoluzione fa registrare un dato (2) superiore alla media nazionale e a quella macroripartizionale che pone la regione al secondo posto dopo il Lazio. Il tasso di evoluzione è dato dal rapporto tra tasso di natalità e tasso di mortalità delle imprese, infatti se andiamo ad analizzare questi due tassi scopriamo che, il tasso di natalità è inferiore alla media nazionale come anche il tasso di mortalità che però registra un'inferiorità superiore. Riguardo all'indicatore relativo alla densità imprenditoriale ogni 100 abitanti la regione fa registrare un dato superiore alla media nazionale con un indicatore pari a 7,79 che la pone al diciottesimo posto della relativa graduatoria. Importante risulta il peso delle ditte individuali che assorbono il 79,87%, dato superiore a quello nazionale (66,62). Non molto roseo il mercato del lavoro siciliano che fa registrare un tasso di disoccupazione complessivo superiore al dato italiano di quasi 7 punti ( 13,50 contro 6,79) e colloca la Sicilia al primo posto nazionale, mentre il tasso di variazione risulta abbastanza esiguo con il suo 1,54. Il settore terziario assorbe il 60,43% ( 18-esimo posto) degli occupati, il 35,87% è assorbito dall'industria (quarto posto nazionale) mentre quelli indipendenti non brillano con il 27,96% (anche se collocano la regione al sesto posto nazionale). Di buon livello è il tasso di attività con un 52,12 contro un 62,71 nazionale che colloca la regione al penultimo posto decrescente. Il contributo delle imprese siciliane alla formazione del valore aggiunto nazionale è pari al 5,53% che pone la regione all'ottavo posto nazionale, e che corrisponde ad un valore del Pil pro-capite di circa 16.669 inferiore al valore nazionale di quasi 10.000 euro. Da un punto di vista settoriale è da evidenziare il peso determinante del settore dei servizi (oltre il 73,52%) seguiti dall'industria (22,21%) mentre l'agricoltura ottiene solo il 4,26%. Il contributo dell'artigianato alla formazione del Pil provinciale è pari al 10,92%, dato che risulta di circa 1,5 punti percentuale inferiore alla media nazionale e pone la regione all'undicesimo posto nazionale. Assolutamente di rilievo il valore monetario delle esportazioni con 7,4 miliardi di euro colloca la regione al decimo posto nazionale. Tale dato è supportato anche da una Propensione all'esportazione pari a 10,24 contro il 24,84 nazionale che regala alla regione il diciassettesimo posto nazionale. L'impatto degli scambi commerciali si evidenzia oltremodo analizzando il dato relativo al tasso di apertura. Questo indice fa segnare un valore pari a 39,65 contro il 51,29 nazionale che la pone all'undicesimo posto. Le importazioni muovono un mercato di 21,2 miliardi di euro e la colloca al 6° posto e per quanto riguarda il saldo commerciale risulta negativo per 13,8 miliardi (18° posto nazionale). Nelle prime posizioni delle merci maggiormente esportate troviamo prodotti legati al settore chimica,gomma e plastica con il 73,39 infatti tra i primissimi 10 posti troviamo prodotti petroliferi, prodotti chimici, tubi e prodotti farmaceutici. Anche il panorama delle importazioni risulta caratterizzato principalmente da prodotti chimici. Il panorama dei principali mercati di sbocco delle esportazioni vede privilegiare l'Europa (56,77%); le prime quattro posizioni della relativa graduatoria sono occupate da Francia, Stati Uniti, Spagna e Tunisia. Diverso appare il panorama dei paesi dai quali la Sicilia importa: troviamo infatti Algeria, Libia, Russia e Arabia Saudita. La situazione della regione Sicilia nel contesto della dotazione infrastrutturale si può certamente definire pessima in ambito nazionale poichè solo un indice di dotazione è superiore alla base nazionale . Il valore che assume l'indicatore generale delle infrastrutture economiche e sociali è pari a 84,24 (fatta pari a 100 la media italiana) colloca la regione al dodicesimo posto. L'indicatore relativo alla sola componente economica risulta invece essere leggermente inferiore con un dato pari a 83,91 che colloca la Sicilia al dodicesimo posto . L'analisi delle singole categorie mostra come gran parte di esse presentino un valore dell'indicatore inferiore a 100, tranne che per indice di dotazione dei porti che segna un valore di 167,88 che pone la regione al terzo posto nazionale. Non rosea nemmeno la situazione bancaria infatti la regione si pone al terzo posto nazionale per sofferenze bancarie sugli impieghi della clientela ordinaria. Ottiene inoltre il quarto posto nazionale per i numeri di fallimenti riguardanti il settore del commercio.